Consigli di viaggio: Madrid 🇪🇸

La capitale spagnola si conferma regina della movida!

 

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Ho visitato Madrid dal 24 al 29 marzo.

All’uscita del T1 dell’aeroporto Barrjas c’è il bus Exprés 24h che in 15 minuti  porta in Plaza de Cibeles e, dopo 5 minuti di tragitto a piedi, si arriva al nostro alloggio, JC Rooms Santa Ana, in Calle de La Cruz 8.

Sono le 21,30, ma i madrileni cenano intorno alle 22 quindi non abbiamo problemi a trovare dei locali aperti. Ci fermiamo alla Taberna del Marciano, in Calle Cadiz, 4 e ordiniamo tapas (ne scegliamo 6) e cerveza (birra) spendendo circa 25 euro.

Prima di andare a nanna facciamo due passi verso Porta del Sol per un assaggio dell’aria madrilena e ci rendiamo subito conto di quanto sia viva questa città.

Giorno 2

Ci svegliamo con calma e dopo aver gustato un buon espresso a Bar 4D in Calle de la Cruz, ci dirigiamo verso Puerta del Sol, tra i luoghi più significativi di Madrid.

E’ qui che passa il “chilometro zero” a partire dal quale si calcolano le distanze in tutto il paese ed è in questa piazza che si trova la statua emblema della città, un orso che addenta una pianta di “madroño” (corbezzolo).

Attraversiamo Plaza de Descalzes e arriviamo in Plaza d’Oriente – situata di fronte al maestoso Palacio Real – dove è collocato in posizione centrale il monumento equestre a Filippo IV ed è circondato da deliziosi giardini. Sul lato opposto rispetto al palazzo si trova il Teatro Real.

Dopo aver fatto qualche foto ci dirigiamo verso il Tempio di Debod, donato dall’Egitto alla Spagna nel 1968 come ringraziamento per l’aiuto a salvare i templi egizi di Nubia e Abu Simbel dall’allagamento dovuto alla costruzione di una diga. É circondato da bellissimi giardini e un lago artificiale. L’ingresso è gratuito.

Sono le 13 e decidiamo di fare una pausa. La stanchezza è tale che ci fermiamo al Restaurante Sabatini, in Calle Bailen 14 per un sandwich e tapas al jamon.
Quindi proseguiamo verso Plaza d’Espana, vivacissimo punto di partenza della Gran Via, l’arteria stradale madrilena più frequentata.

Al centro della piazza trova spazio la statua di uno spagnolo tra più famosi nella letteratura mondiale: si tratta di Cervantes che precede i protagonisti della sua saga, Don Chisciotte e Sancho Panza. Ai lati si stagliano – entrambi oltre i 100 metri – l’Edificio España e la Torre di Madrid, prodigi architettonici degli anni Cinquanta.

Torniamo verso il Palazzo Reale per visitare la Cattedrale de Almaduena, ma sono circa le 14 ed è chiusa. Facciamo qualche foto all’esterno del Palazzo Reale e ci dirigiamo verso la cripta della Cattedrale. Una delle cripte più grandi della Spagna e per molti considerata una seconda cattedrale semisotteranea, ospita sull’altare maggiore l’immagine della Vergine dell’Almudena; ma la prima cosa che richiama l’attenzione sono le 50 colonne monolitiche della navata centrale oltre alle splendide vetrate nelle varie cappelle.
Di fronte all’uscita della cripta ci sono i resti della muraglia araba. Queste rovine del IX e X secolo sono gli unici resti che rimangono della muraglia di Madrid costruita dagli arabi. Nel suo recinto si organizzano differenti attività come il teatro all’aria aperta durante i mesi estivi.

Proseguiamo fino a Plaza de la Villa che deve il suo fascino all’insieme di edifici medievali che ne delimitano il perimetro: la sede del Comune (Ayuntamento), la Casa de Cisneros, la Torre de Los Lujanes in stile mudejar.

Raggiungiamo Plaza San Miguel dove si tiene il famoso mercato e accediamo al luogo simbolo della “Madrid degli Asburgo”: Plaza Major.

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Inaugurata nel 1620 era il luogo in cui si teneva il mercato, le feste, le corride. Al centro spicca la statua equestre di Filippo III ma quello che mi ha colpito sono gli affreschi dell’edificio principale, la Casa de la Panaderia.

Sotto i portici che la circondano, abbondano negozi, caffè ristoranti e festose esibizioni di artisti di strada.
Sono quasi le 20,30 e la fame si fa sentire. Ci colpisce la Cantina La Traviesa dove la paella è preparata al momento. Infatti impiegano circa 30 minuti per servirla ma è assolutamente sublime!

Giorno 3

Dopo aver attraversato Calle de Fuencarral ci dirigiamo verso la Plaza de Colon dove si erge la statua neoclassica al navigatore Cristoforo Colombo.

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Percorriamo il paseo della Castellana fino al quartiere Chueca. Il barrio di Chueca non è soltanto il quartiere gay, ma è il luogo da dove Madrid e la sua gente hanno rialzato la testa dopo i quasi quarant’anni di dittatura franchista.

Riprendiamo Calle de Hortaleza e in Plaza del Rey, dove incontriamo un simpatico vecchietto madrileno che in un perfetto italiano ci racconta la storia dell’edificio conosciuto come la Casa dei Sette Camini, avvolta dal mistero e dalla leggenda. Questa leggenda risale al 1577 quando il Capitano Zapata, partito per combattere a San Quintino, muore durante la battaglia, lasciando vedova Elena, una giovane dama al servizio della corte di Filippo II con la quale si era sposato da poco. Elena è così distrutta dalla notizia della morte del marito che si chiude nella sua stanza nella casa che era appartenuta ad entrambi (la casa dai sette camini appunto) per non uscirne più. Per giorni la si può sentire piangere sconsolatamente. Solo alcuni mesi dopo gli incessanti lamenti che provengono dalla sua camera finalmente cessano. Elena è ritrovata morta, stesa sul suo letto nuziale, con un inspiegabile e perturbante sorriso sulle labbra. E poco dopo il suo corpo sparisce misteriosamente. Non passa molto tempo che anche il padre di Elena è ritrovato morto impiccato. Il re ordina un’investigazione ma è presto costretto a insabbiare tutto a causa delle voci su di una sua probabile relazione con la bella dama. Passano gli anni, e quando tutti ormai si sono scordati di questo mistero, cominciano a correre le voci riguardo una strana apparizione che infesta la casa. Una donna misteriosa vestita di bianco è vista da vari passanti mentre cammina di notte sul tetto dell’edificio, per poi fermarsi nel punto più vicino al Palazzo Reale, inginocchiarsi e picchiarsi il petto in un gesto di estremo dolore e quindi svanire misteriosamente. Nel 19° secolo la casa fu comprata dal Banco de Castilla. Durante i lavori di restauro e rinnovamento dell’edificio, i costruttori ritrovarono lo scheletro di una donna nascosto dietro una parete di mattoni, con un gruzzolo di monete. Attualmente è sede del Ministero della Cultura.

È ora di pranzo e ci fermiamo da Venta el Buscon in Calle Victoria, 5. Mangiamo un’ottimo lomo iberico, patatas bravas, arrosto di verdure.
Nel tardo pomeriggio, dopo una piccola siesta, ci dirigiamo in Plaza Santa Ana al Teatro Munoz Seca dove acquistiamo i biglietti per lo spettacolo di flamenco delle 21. Siccome sono quasi le 20 decidiamo di andare a cena alla Taverna del Marciano.

Alle 20.45 siamo in fila davanti al teatro. Sono molto emozionata di vedere come, attraverso il canto e la danza, la storia e l’animo della Spagna rivive in tutto il suo splendore. Lo spettacolo e’ stato strepitoso. Eravamo in 4 fila e si vedeva benissimo. Putroppo non era permesso fare foto o riprese. E’ durato 1 ora e 30 ed e’ stato davvero incredibile. Erano tutti talmente bravi, i costumi bellissimi e la ballerina di circa 65 anni strepitosa!

Giorno 4

Oggi la nostra giornata è dedicata ai musei e ci dirigiamo subito al Museo del Prado. Il biglietto costa 7 euro (è gratis dalle 17 alle 20). Segnalo alcune delle tele da non perdere: la “Annunciazione” del Beato Angelico, il “Ritratto di Cardinale” di Raffaello, “Le tre Grazie” di Rubens, “Las Meninas” di Velazquez e “Maya desnuda” e “Maya vestida” di Francisco Goya”. Purtroppo non sono consentite foto né riprese.

Seconda tappa è il Museo Reina Sofia. Attraversiamo il Paseo del Prado e ci fermiamo a prendere un aperitivo di fronte al museo. Dopo esserci ricaricati siamo pronti ad immergerci nell’arte contemporanea. L’ingresso è gratuito per tutta la giornata e soddisfatti di aver preso i tickets gratuiti e mappa alla mano cerchiamo l’opera più famosa del museo. Le varie opere sono distribuite in cinque piani, due per la collezione permanente di arte spagnola contemporanea e tre per le esposizioni temporanee. Inutile dire che il dipinto più celebre da vedere all’interno di questo antico ospedale riadattato è “Guernica” di Picasso, ma deve essere sottolineato che il genio di Malaga non è l’unico “grande” dell’arte spagnola qui rappresentato; nelle sale del 2° e del 4° piano si possono ammirare anche opere di Salvador Dalì e Joan Mirò. Per fortuna sono consentite foto senza flash. Prima di lasciare il museo saliamo in terrazza per ammirare scorci della zona dall’alto.

Proseguiamo verso il Parque del Buen Retiro – uno dei polmoni verdi di Madrid. In realtà i 140 ettari di verde attuale sono solo una piccola parte del grande parco che anticamente comprendeva anche palazzi e residenze reali. Il Parco nato nel Seicento come luogo per il riposo delle teste coronate, è uno dei luoghi preferiti dai madrileni per i momenti di relax. Arriviamo al lago artificiale Estanque e ammiriamo la pace che si respira tra gente seduta ai piedi del monumento equestre ad Alfonso XIII che lo sovrasta e gente che ne solca le acque con barche a noleggio.

Usciamo a lato della Plaza de la Independencia – da cui si entrava anticamente a Madrid – dove spicca la Puerta de Alcalà, scolpita in granito per volere di Carlo III.
Proseguiamo per Plaza de Cibeles – al centro della quale si trova l’omonima fontana sormontata da una Sibilla molto cara ai madrileni – circondata da edifici che ne delimitano il perimetro in maniera monumentale: il Novecentesco Palacio de Comunicaciones, il rinascimentale Banco de España ed il barocco il Palacio de Linares, che ospita il centro culturale Casa de America.

Oggi è pieno di gente che manifesta per “Il movimento della vita”, c’è la Tv spagnola e diverse radio…ci rendiamo conto di come sia cattolica questa città (il giorno prima a Porta del Sol manifestavano contro l’aborto e l’eutanasia).

Dato che sono circa le 14 decidiamo di fermarci a pranzo al Restaurante La Catedral, in Carrera di San Jeronimo 16. Mangiamo un’ottima bistecca al sangue con peperoni verdi e insalata. Quindi rientriamo al B&B per una breve siesta.

Sono le 18 ed è l’ora giusta per gustare i churros alla Chocolaterìa San Ginés, in via Pasadizo de San Ginés, una piccola traversa di Calle Arenal. Nicola preferisce un piatto di prosciutto iberico e una birra al Museo del Jamon, in Carrera de San Jeronimo, infatti mi pento di aver scelto la cioccolata!

Facciamo una bella passeggiata sulla Gran Via e verso le 21 ci dirigiamo in Calle Huertas, 66 per cenare alla Taverna Maceira, una vera e tipica taverna madrilena dove i menu sono scritti a mano su taglieri di legno. E’ talmente caratteristico che mi sembra di stare in una di quelle cantine di porto. Assistiamo anche alla preparazione della sangria (sembra che preparino una pozione magica!). Il piatto tipico e più richiesto è il polpo. Prendiamo la nostra insalata mista, patas bravas e polpo maceira (condito con olio di oliva e peperone dolce). L’unico inconveniente qui è che non accettano pagamenti con carta di credito ma solo in contanti.

Giorno 5

La nostra tappa di oggi è Plaza de Toros Las Ventas. Prendiamo la metro, linea 2 con 7 fermate da Puerta del Sol. All’uscita della metro ci appare un meraviglioso ed imponente edificio molto caro ai madrileni. Facciamo un giro all’esterno e prenotiamo la visita guidata a 7 euro a testa. La guida parla molto lentamente in spagnolo e poi ripete in inglese descrivendo la storia dell’arena. Costruita nel 1920 è la seconda al mondo per capienza, infatti ospita fino a 25 mila persone (20 mila dei quali sono abbonati!). I prezzi dei posti dipendono dalla categoria e dalla posizione, che può essere all’ombra (sombra) o al sole (sol). La prima fila (barreras) e le prime tribune (palcos) sono le più apprezzate, ma dalle gradinate (gradas) si gode un’ottima panoramica. Non amiamo la violenza della corrida, ma mettere i piedi al centro dell’arena e seguire passo per passo l’organizzazione della corrida è stato molto emozionante.

Sono passate le 13 e decidiamo di tornare a pranzo alla Taverna Maceira prima del solito così da non incontrare folla. Assaporiamo il piatto della casa: Guiso de Pulpo, ovvero stufato di polpo (riso, patate e polpo) accompagnato da sangria! Un pranzo fantastico! Quindi, dopo un buon caffè al nostro locale preferito, andiamo a vedere il quartiere Latino e la Porta di Toledo.
Verso le 18 facciamo un break da Haagen Daz con mega gelato prima di proseguire verso zona Major a caccia di souvenirs.

Dopo essere rientrati al B&B per preparare i bagagli, usciamo per la nostra ultima sera a Madrid. Ci dirigiamo verso Porta del Sol, come sempre affollatissima. A cena andiamo al Museo del Jamon e prendiamo un piatto di lomo iberico e uno di prosciutto con pane e due birre a soli 10 euro.

Giorno 6

Sveglia prestissimo perché l’Expres che ci porterà in aeroporto parte da Plaza de Cibeles alle 5,10. Il nostro volo parte alle 7.40 e alle 10 atterriamo ad Ancona.

La vacanza è finita e devo ammettere che non mi aspettavo di visitare una città così ordinata e “regale” ma anche affollata a qualsiasi ora del giorno e della notte!

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